aquila in volo

“Se avete la volontà e la disponibilità di accettare le realtà della vita vivrete a lungo. A me ha permesso di arrivare a novantatré anni di età. Sono cresciuto dando valore alla mente e all’intelletto, non al corpo, favorire la vita della mente andava contro la mia natura. Curare la separazione tra la mia mente e il mio corpo è stata la sfida di tutta la mia vita.” Alexander Lowen.

 

La respirazione, è uno dei più validi parametri per misurare il livello energetico di una persona.

Tutti possiamo constatare come l’atto respiratorio vari al succedersi delle condizioni emotive quotidiane: la paura ce lo fa trattenere con una contrazione percepibile a livello del diaframma; uno stato di quiete interiore lo rende calmo e rilassato; in un momento di passione diviene intenso e vibrante; la gioia e l’eccitazione lo rendono più profondo e più rapido, mentre il terrore e il panico generano apnea e blocchi respiratori paralizzanti.

Le contrazioni organiche di origine emotiva possono tenere cronicamente in tensione il diaframma, il torace, la gola.

Per Wilhem Reich il processo energetico è espresso dal ritmo pulsatorio di contrazione ed espansione, connesso al battito cardiaco e al respiro.

Quando un’emozione viene espressa è un’energia che si libera.

L’impossibilità di esprimere le emozioni impedisce quindi fisiologicamente la naturale circolazione energetica del corpo.

La costrizione del respiro, sia nell’ ispirazione che nella espirazione, segnala sempre un conflitto emozionale irrisolto.

Un’attività respiratoria carente per fluidità ed ampiezza altera il flusso delle sensazioni e delle emozioni nel corpo e, in un perfetto circolo vizioso, l’alterazione del flusso delle sensazioni e delle emozioni induce e consolida un’alterazione dell’atto respiratorio.

In una tale situazione lo spirito/respiro si sente ‘soffocato’, imprigionato, e può cadere in uno stato di sorda sofferenza. Quanto detto ci può far capire, ad esempio, come l’ inibizione della respirazione sia la radice somatica dell’angoscia e della depressione.

Tutti gli studi condotti su tale ‘meccanismo’ sono concordi nel sostenere che esso inizia quasi sempre sin dall’infanzia per la necessità dell’individuo di controllare ed eliminare, dallo spazio della propria coscienza, tutte quelle emozioni e sensazioni che vengono percepite come ‘dolorose’ e/o ‘pericolose’. In particolare sono avvertite come ‘pericolose’ tutte quelle emozioni che, se svelate, se espresse, sono capaci di scatenare la reazione aggressiva del mondo esterno.

Nel conflitto esistenziale tra bisogno espressivo e paura dell’espressione si forma, attraverso un compromesso, il nostro io ‘sociale’, ma in tal modo l’io, più o meno gravemente, perde la libertà di essere sé stesso, la sua spontaneità, la sua creatività. L’io dolorosamente si scinde, si dis-integra, e non si riconosce più nei suoi bisogni corporei ed emotivi, non è più una coscienza collegata e radicata nel corpo, ma ha un corpo e delle pulsioni che deve compulsivamente controllare ed inibire e con cui deve quindi entrare in conflitto.

Questo meccanismo, secondo Reich, determina la comparsa di quella struttura difensiva dell’io che noi chiamiamo ‘carattere’, una sorta di ‘armatura’ radicata nella nostra ‘memoria emotiva’, a sua volta legata all’ apparato neuromuscolare.

La tensione muscolare e il blocco emozionale sono pertanto legati da un principio di identità funzionale, in altri termini sono due aspetti dello stesso fenomeno che nella dimensione esterna (corporea) si manifesta come tensione organica, nella sua dimensione interna (psichica) si connota come un’emozione trattenuta.

Alexander Lowen, allievo di Reich, partendo dalle stesse teorie, ha sempre sottolineato la necessità di attuare ‘esercizi espressivi’ per aiutarci ad entrare in contatto con le nostre tensioni e a scaricarle attraverso il movimento appropriato.

La motilità del corpo è quindi direttamente influenzata dal livello di energia e viceversa. Quando l’energia corporea è bassa o esaurita decresce la motilità, il movimento e l’espressione.

Una linea continua connette:

Energia-Motilità- Sensazione–Spontaneità-Autoespressione.

Questa sequenza opera anche al contrario, se l’espressione di un individuo è bloccata la sua spontaneità è ridotta.

Nella terapia Bioenergetica si da importanza estrema al respiro, perché è la via più diretta per aumentare il livello energetico.

Via via che la persona respira più profondamente, l’onda respiratoria acquista slancio, dando vitalità al corpo e facendosi strada attraverso le tensioni.

E’ questo il motivo per cui lo scioglimento del blocco respiratorio, ottenibile attraverso gli esercizi di Bioenergetica, che mirano alla respirazione consapevole, farà emergere la carica emozionale che lo ha generato riportandolo alla mente e dandogli una nuova possibilità di elaborazione.

La soluzione infatti non è nella pratica di una qualche tecnica introspettiva specifica o di qualche pratica respiratoria particolare, ma nello sviluppare congiuntamente la consapevolezza del respiro e quella delle emozioni, capendone le correlazioni. Ciò corrisponde, del resto, al principio generale che è la consapevolezza il solo unico principio di trasformazione interiore, al di là di ogni semplice espediente tecnico.

Se vogliamo radicare queste tecniche nella vita (per molti aspetti sovrapponibili alle tecniche meditative orientali), sarà essenziale che l’osservazione del respiro,  e delle sue variazioni quantitative e qualitative,accompagni le nostre anche più minute vicende quotidiane ed il loro impatto emotivo.

In tal modo non solo capiremo ‘cerebralmente’ ma verificheremo ‘integralmente’, (vale a dire anche ‘con il corpo’) una legge fondamentale che possiamo così formulare:

il modo, il ritmo, la durata del respiro dipendono essenzialmente dalla nostra condizione emotiva e mentale, sia questa occasionale o strutturale, sia essa conscia o inconscia.

Si potrà così sviluppare un’armonica integrazione psico-somatica che indurrà una distinta e profonda sensazione di benessere.