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“O figlio ascolta! La pura radiosità interiore, la realtà stessa, sta ora sorgendo davanti a te. Riconoscila ! O figlio, questa essenza luminosa che è ora la tua Consapevolezza è la brillante Vacuità”   Padmasambhava, ll libro tibetano dei morti

Ieri dopo la notizia sull’attentato di Tunisi al museo del Bardo,e dopo il recente adDIO dell’ultima mia nonna, ho ripensato ad un altro Bardo…Buona lettura 😉

Per il Buddhismo tibetano la morte fisica non è altro che il termine di una esistenza che ne prepara una successiva. Questa serie di esistenze è chiamata Samsara e tra l’una e l’altra si ritiene che il principio psichico del defunto, prima di reincarnarsi in un nuovo organismo (umano o animale che sia) passi attraverso un periodo intermedio di 49 giorni chiamato Bardo. In questo periodo intermedio il principio psichico incontra una serie di immagini archetipiche (divinità pacifiche o irate, suoni, colori, visioni) che mettono alla prova la sua chiarezza mentale. Infatti se saprà interpretarle correttamente e comprenderle per quello che esse realmente sono otterrà l’estinzione del karma, la liberazione dal ciclo ininterrotto di nascite-morti-rinascite e tornerà alla Mente Universale originaria e lì riposerà nella Beatitudine del Nirvana, della definitiva liberazione. Se viceversa il principio psichico non le riconoscerà e si farà prendere dal gioco delle loro illusioni sarà inesorabilmente risucchiato verso una nuova rinascita.

Consideriamo una cosa importante: per i tibetani ed in generale per queste antiche filosofie, l’aspirazione è quella di rimanere in un piano etereo e il fatto di dover tornare sulla Terra significa che il viaggio attraverso la Conoscenza non è completato.

In Tibet vi è un testo, il Bardo Thodol,noto in occidente come Il Libro Tibetano dei Morti,che spiega dettagliatamente il percorso che il principio psichico compie nel periodo intermedio tra la morte e la successiva rinascita. Questo testo, appartenente alla scuola Nyingma-pa ma accettato anche da tutte le altre, è un vero e proprio manuale che deve essere recitato all’orecchio del morto affinché il suo principio psichico possa essere aiutato a comprendere il senso delle immagini e delle visioni che incontra durante i 49 giorni del Bardo. Ovviamente la sola lettura, di solito fatta da uno o più monaci, non basta a far comprendere il vero senso degli incontri simbolici che il principio psichico sperimenta. Molto dipende anche da quanto, in vita, la mente del defunto sia stata allenata dalla meditazione, dallo studio dei testi, dallo yoga e da tutte le altre pratiche spirituali. Da quanto karma positivo il defunto sia stato in grado di accumulare nelle passate incarnazioni e da quanto decisa sia stata la sua motivazione a liberarsi per il suo e per l’altrui beneficio.

L’esperienza di attesa nello spazio intermedio è fatta così di vari momenti:

Chikhai Bardo: Chikhai Bardo La serenità suprema della condizione di vita intermedia si raggiunge proprio all’inizio.

La morte conduce alla Chiara Luce che è semplicemente, anche se sorprendentemente, “lo splendore della tua vera natura”.

Il libro descrive la Luce come un “miraggio che si muove su un paesaggio primaverile con un continuo flusso di vibrazioni”.

Sembra che ogni cosa sia luminosa, felice e illimitata. Per citare ancora una volta il libro: “Tutte le cose sono come un cielo vuoto e privo di nubi, e l’intelletto nudo e privo di macchia è come un sotto un vuoto trasparente senza circonferenza o centro”.

La Luce, gradita come deve essere questo stato di trascendenza, di solito schiaccia l’ego umano dubbioso e guidata dalla colpa.

E il principio di coscienza scende verso il…

Chonyid Bardo: Chonyid Bardo Qui la coscienza vivente del defunto vede il suo corpo abbandonato e, ascoltando il lutto degli amici e parenti, cerca invano di contattarli.

L’entità disincarnata fa esperienza di suoni, luci e raggi che meravigliano, impauriscono, affaticano l’anima che illanguidisce, sorpresa dalle sue trasformazioni fisiche.

Poi arrivano le visite di divinità parifiche e irate, sogni dopo la morte portati dai riflessi del Karma delle azioni commesse nel mondo fisico. In un certo senso nulla è cambiato.

Il libro recita: “Mentre gli uomini pensano, così loro sono, sia qui che dopo, i pensieri sono cose, i genitori di tutte le azioni buone e cattive insieme; e, come è stata la semina, così sarà il raccolto”.

Il che significa che se la vita precedente è stata amabile e onesta, le allucinazioni saranno analogamente paradisiache; se invece è stata malvagia e disonesta, si leveranno visioni conseguentemente orribili.

La maggior parte delle vite della gente sono un’amalgama di buono e cattivo, da qui la descrizione nel libro di due tipi di proiezione.

Le divinità irate sono davvero spregevoli; avanzano staccando teste da corpi morti, bevendone il sangue e minacciando ogni genere di punizione. E così arrivano al…

Sidpa Bardo:Sidpa Bardo Con sua grande sorpresa l’entità si trova che può “istantaneamente arrivare in qualunque posto” viaggiando attraverso diverse rocce, colline o case.

Ma l’anima viene avvertita di non desiderare queste varie forze dell’illusione” né di ritrattarsi per la perdita del corpo che, in ogni caso, diventa sempre più debole, mentre ci si lascia alle spalle l’ultima vita e ci si approssima alla successiva.

L’inseguimento di suoni e allucinazioni conduce al confronto con il Signore della Morte, ancora un’altra proiezione psicologica, che consulta il suo Specchio del Karma “in cui si riflette vividamente ogni azione buona e cattiva”.

Con una terminologia più contemporanea, questo è il momento in cui l’individuo rivede e giudica i pensieri e le azioni della vita passata.

Alla fine, mentre si avvicina il tempo per la rinascita, si ha la visione di un uomo e donna uniti carnalmente: i genitori delle entità nella vita che sta per arrivare.

Se sta per nascere maschio, l’anima prova una forte gelosia nei confronti del padre e un acuto desiderio per la madre [bhè possiamo dire che alla fine Freud un pò ci aveva visto lungo]; il contrario se si tratta di una femmina.

Questo, subito dopo, spinge l’entità sul sentiero che conduce all’utero per fare esperienza della “felicità autoesistente nel mezzo dell’incontro dello sperma con l’ovulo”.

La coscienza è ricoperta dall’oblio mentre l’embrione cresce e cresce, fino a emergere dall’utero come un essere umano rinato”.

La lettura del Bardo Thodol, nel caso non si riesca a sottrarsi al ciclo del samsara, aiuta comunque ad ottenere una buona rinascita, vale a dire una rinascita in un corpo umano e in una situazione sociale in cui sia possibile avvicinarsi e praticare gli insegnamenti del Buddha e, tramite questi, cercare di usare questa rara opportunità per ottenere l’Illuminazione interiore. Dunque si potrebbe dire che per i tibetani l’esistenza è quasi una preparazione alla morte. Preparazione che diviene, almeno nei casi dei lama più importanti, quasi una sorta di arte interiore… un’arte che tramuta il momento della cessazione della vita in una preziosa occasione di conoscenza, di trasformazione, di trasmutazione.